30/08/07

Vladimir Luxuria: il fascino della notte



...L’oscurità notturna è complice, malandrina, sensuale...
Così parla della notte Vladimir Luxuria in Chi ha paura della Muccassassina (Bompiani, € 16,50), un libro scritto da lei stessa con un sottotitolo significativo: Il mio mondo in discoteca e viceversa. Già perché Vladimir, attrice, conduttrice tv e ora anche Onorevole in Parlamento con Rifondazione Comunista, in discoteca ha costruito non soltanto la sua personalità ma anche la sua carriera professionale e politica. Sì perché Vladimir è stata per anni la direttrice artistica del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli dando vita a Muccassassina, serate GLBT (gay-lesbo-trans) aperte a tutti senza alcuna preclusione, nelle quali all’una e mezza venivano lanciati messaggi politici. Cosa rappresenta per te la notte? Amo la notte perché ti restituisce un’altra città, fatta di luci, vissuta da una fauna particolare, esemplari che non circolano di giorno e che aspettano la mezzanotte per uscire. La notte è penombra quindi complicità e di notte io riesco a fare delle cose che di giorno non posso fare, ad esempio scrivere. Come direttrice del Circolo Mario Mieli, ho potuto organizzare le serate di Muccassassina e quindi la notte mi ha dato anche la possibilità di porre le basi per l’attività politica che svolgo. Sei stata la prima a veicolare messaggi politici in discoteca? Sono una delle pochissime ad averlo fatto. All’una e mezza, quando c’era il clou, il massimo della gente in pista, toglievamo la musica e dal palco cominciavamo a lanciare messaggi di tolleranza, di animalismo, di pace, di accettazione degli altri con un linguaggio e una forma godibile da quel tipo di pubblico. La discoteca spesso è vista come un posto di perdizione, per te invece è stata un luogo di riscatto? Innanzitutto io non parlerei di discoteca in generale, non c’è un solo modello ma ci sono vari generi di discoteche: oggi c’è un locale per un tipo di ragazzi, un altro per un genere musicale specifico. Per quel che riguarda la mia esperienza personale le discoteche GLBT hanno rappresentato un luogo di liberazione, un posto in cui ci si divertiva e dove si poteva essere se stessi, quindi io ne sono uscita fortificata. Detto questo, però, va detto anche che ci sono gestori onesti e disonesti, che c’è tanto lavoro nero, mobbing, ricatti sessuali e queste cose vanno denunciate. Non mi piacciono quelli che fanno un altro lavoro e aprono il loro localino solo per avere un giro di ragazzine da ricattare dicendole se non vieni a letto con me non ti faccio fare la cubista. Cosa che peraltro viene vista molto spesso come un primo passo per arrivare alla tv o al cinema. Io della discoteca ho un concetto laico, così come della famiglia: sia l’una che l’altra sono fatte da persone e ci sono quelle buone e quelle cattive. Non pensi che ci sia una carenza da parte dei genitori? Spesso sono i genitori a spingere i figli a sottostare a certi ricatti. Del resto siamo in un periodo in cui si è convinti che solo l’apparire sia l’essere, dove non si studia più recitazione ma si è convinti che basti andare a un reality show per diventare attori. Un periodo in cui c’è il culto dell’immagine fine a se stessa che non serve a niente. Cosa diresti a una dodicenne che fa la cubista, magari gettandosi via? 1° Che deve denunciare chiunque la ricatti o la sottoponga a mobbing e ad altre violenze. 2° Che non serve a niente darsi via così. 3° Che ci sono altre strade da percorrere per arrivare in tv o al cinema.
Io della discoteca ho un concetto laico, così come ce l’ho della famiglia
(realizzata nel giugno 2007)

30/07/07

Alex Del Piero: nei panni di un dj



Siamo abituati a vederlo in campo, artista e genio del calcio, croce e delizia dei tifosi di tutta Italia. Croce – ovviamente - per gli avversari, delizia per gli juventini (e per tutti gli amanti del bel calcio) che lo hanno eletto a giocatore simbolo della loro squadra. Non a caso Ale è il capitano della Vecchia Signora. Questione di stile, e Del Piero - di stile - ne ha da vendere. Mai una polemica, mai una esternazone esagerata, mai una risposta velenosa a chi, pure, gli ha rivolto le accuse più infamanti: dopato, brocco, raccomandato, omosessuale (ammesso, e non concesso, che possa essere un’infamia), addirittura traditore della patria (dopo aver mancato due facili – per lui – occasioni da gol nella finale degli Europei del 2000 contro la Francia, poi persa dall’Italia per 2 a 1, nda). Alessandro ha sempre mantenuto la sua integrità e la sua classe, rispondendo a tutte le accuse sul campo, da vero campione qual è. Ma oltre ad essere uno straordinario calciatore, Del Piero è anche un grandissimo appassionato di musica e dopo aver fatto una prima compilation nel 2004 (La musica di Alessandro Del Piero), eccolo tornare alla ribalta (musicale) con una nuova raccolta: The best of Alessandro Del Piero. Lo abbiamo incontrato, tra una partita di campionato, una di Champions’ e una con la Nazionale, e gli abbiamo fatto qualche domanda. Innanzitutto come nasce la tua passione per la musica? Nasce da bambino, quando rubavo di nascosto le cassette a mio fratello maggiore Stefano: Michael Jackson, Madonna, gli U2, tantissimo rock… La musica è sempre stata una grande passione. Quanto conta la musica nella tua vita? Molto, i momenti più importanti della mia vita sono legati quasi sempre a canzoni particolari, anche perché ascolto musica in continuazione! Come hai scelto i brani da inserire nel tuo cd? Non essendo un professionista ho scelto i brani in base a criteri molto personali, selezionando canzoni che mi piacciono, che ascolto spesso in questo periodo, che mi comunicano emozioni, che mi coinvolgono, che mi fanno ballare. Devo dire che ha funzionato. Dove hai trovato il tempo per fare due compilation? La musica è una passione per me, e il tempo per le cose che mi entusiasmano cerco di trovarlo sempre. È stato molto divertente. Cosa significa essere un modello da imitare per tanti giovani, in Italia ma anche all’estero? È una grande responsabilità, oltre che un onore… la visibilità e l’esposizione continua ai media richiedono maturità, una dote difficile da sviluppare in certe situazioni. Io cerco di fare del mio meglio. La soddisfazione più grande che hai avuto in campo calcistico? Per mia fortuna ne ho avute tantissime, e penso agli scudetti, alla Coppa Intercontinentale… a volte anche un semplice assist, un dribbling riuscito, una punizione provata in allenamento che poi in partita diventa gol. La delusione più grande? Beh, nello sport si impara presto a perdere, e non è solo retorica. Quindi oltre alle vittorie ho incamerato anche tante sconfitte, le finali di Champions perse, o il conto in sospeso con la maglia azzurra. Ma sono davvero convinto che le batoste siano importanti quanto i successi, per migliorare, per imparare l’umiltà, per trovare stimoli. Violenza, razzismo, doping: qual è la cosa più pericolosa per il calcio? Sono tutte e tre deleterie per il calcio, hanno in comune una matrice di scarsa educazione sportiva e sono convinto che, proprio per questo, abbiano poco a che fare con la bellezza di questa disciplina. Cosa diresti a chi va allo stadio solo per scatenare la sua rabbia repressa? Forse gli farei capire che ci sono motivi più divertenti e gratificanti per andare a vedere una partita. Il tifo violento è lontano anni luce dai valori sportivi, dalle motivazioni che spingono gli atleti in campo, dalla concezione di gioco = divertimento. La dote più grande che ti riconosci? La testardaggine, la tenacia. Il difetto più grande che ti imputano? Sempre la testardaggine! Cosa farai da grande? Mi sento rivolgere spesso questa domanda e ogni volta mi sento ancora molto lontano dal sentirmi grande. In realtà amo la vita che faccio e ho intenzione di giocare ancora per molto tempo. Cosa c’è in questo momento nel tuo i-pod? Oltre alla playlist della mia compilation, tanto rock e pop di qualità. La canzone che ti carica di più prima di un match decisivo? Quello che conta di più in quei momenti è l’ispirazione, quindi non c’è una canzone speciale che ascolto sempre, seguo l’istinto. Quando smetterai, meglio essere ricordato come capitano della Juventus o come campione di correttezza? Mi piacerebbero entrambi i riconoscimenti, perché no? Grandissima classe, talento e... è mai mancato qualcosa a Del Piero? C’è sempre qualcosa che manca, che non va come vorresti, che non è perfetto. Delle mancanze, degli errori, dei contrattempi occorre trovare il lato buono, l’insegnamento, l’obiettivo, nello sport come nella vita: gestire le frustrazioni e conoscere i propri limiti sono capacità che aiutano molto. Hai mai pensato o desiderato essere una rockstar? No, è un mondo che mi affascina molto e che in qualche modo ho avuto l’occasione e la fortuna di sfiorare, ma credo che il mio destino fosse un altro.

(realizzata ad aprile 2006)

21/05/07

per riflettere

Così scriveva Paulo Coelho qualche tempo fa. E non aveva tutti i torti...

“Le cose che ho imparato nella vita”
di Paulo Coelho
Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:

- Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.
E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
- Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
- Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
- Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
- Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
- Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
- Che la pazienza richiede molta pratica.
- Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
- Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
- Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto te stesso.
- Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.
- Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
- Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
- Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
- Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
- La miglior specie d’amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
- E’ vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
- Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
- Non cercare le apparenze, possono ingannare.
- Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
- Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
- Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
- Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
- Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
- Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
- Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
- Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
- Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.
- Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.

Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange.

consigli per la lettura

Siccome questo è un blog dedicato anche a chi ama leggere, qualche segnalazione non fa mai male. Innanzitutto - per rimanere in tema con il post precedente - ho letto dopo anni dalla sua pubblicazione, il celeberrimo "La città della gioia" di Dominique La Pierre. Bello, crudo, impietoso ed estremamente fedele alla realtà, anche se io a Calcutta (oggi Kolkata) non ci sono stata, ma l'inferno descritto da La Pierre è lo stesso che c'è anche a New Dehli, Mumbai, Varanasi.
Di seguito qualche segnalazione di libri che mi sono capitati per le mani nelle ultime settimane e che secondo me meritano attenzione. Aspetto i vostri commenti.
A presto
P.

Memorie di un artista della delusione
di Jonathan Lethem
Minimum Fax, pag. 268
€ 14,00

Lethem esordisce con una raccolta di saggi tratti dalla sua vita personale e non solo, con un pizzico di critico cinismo nel commentare la musica, i libri e i film che hanno fatto storia… la sua storia. Una particolare attenzione è riservata ad aneddoti della sua infanzia, con riferimenti ad amici e parenti, alla città di origine (New York) e alla sua formazione intellettuale. Insomma, ci troviamo davanti ad un ritratto a tutto tondo di uno dei più grandi scrittori dell’attuale panorama anglo-americano.

Un libro da rileggere (o da riscoprire)
Kim
di Rudyard Kipling
Einaudi, p. 340, € 15,80

Un libro da riscoprire a più di un secolo dalla sua pubblicazione, il romanzo di Kipling è un classico della letteratura anglo-indiana, e non solo. Kim, figlio di un sergente irlandese trasferito in India, rimasto orfano, si mette sulle tracce di un santone del Tibet alla ricerca di un fiume purificatore. Sarà disposto a rinunciare alla saggezza del santone per seguire le orme del padre? Un viaggio che segna la distanza tra Oriente e Occidente, tra credenze ancestrali asiatiche e razionalismo europeo.


Ancora sull'India...

I Beatles in India. Altri dieci giorni che cambiarono il mondo
di Lewis Lapham
Edizioni e/o, p. 115, € 8,50

Era il 16 febbraio del tanto chiaccherato ’68 quando i fantastici quattro, alias i Beatles, partirono alla volta di Rishikesh per conoscere più da vicino la meditazione trascendentale di Maharishi Manesh Yogi, guru indiano di fama internazionale. E lui, Lewis Lapham, giovane esponente del movimento del new journalism, è l’unico reporter chiamato a prendere parte all’evento. Da lì, nasce il resoconto dell’incontro tra due realtà lontanissime tra loro: la cultura pop occidentale e il misticismo orientale.




Un incipit che è tutto un programma...

È un fatto universalmente noto che uno scapolo provvisto di un cospicuo patrimonio non possa fare a meno di prendere moglie.
(Orgoglio e pregiudizio, di Jane Austen, Einaudi, p. 418, € 7,80)

Un incipit incisivo e lapidario che dà l’avvio ad un classico della letteratura ottocentesca, nonché al romanzo più celebre della scrittrice inglese Jane Austen. La trama ruota intorno all’orgoglio di classe dell’altezzoso e sprezzante signor Darcy e al pregiudizio della giovanissima e innocente Elizabeth Bennet nei confronti del ragazzo. Il lieto fine, naturalmente, è d’obbligo.

11/05/07

Passaggio in India




Un viaggio in India è qualcosa in più di un viaggio turistico, è un’esperienza forte che può – lo ha fatto a moltissime persone nel corso dei secoli – anche cambiarti la vita.
Enorme, sovraffollatissima, calda e umida, sporca e maleodorante eppure l’India emana un fascino che non scopri subito, ma solo a distanza di mesi.
Il nostro viaggio parte da New Dehli, la capitale, città dei Ministeri e delle ambasciate, del Palazzo Presidenziale, dei giardini curati con precisione maniacale, anzi britannica. L’India,infatti, ha raggiunto l’indipendenza solo il 14 agosto 1947, prima di allora faceva parte dell’impero britannico. E furono proprio gli inglesi che trasformarono la città costruendo la Nuova Dehli e rendendola capitale. Dehli è una città di 12 milioni di abitanti dalle mille facce diverse: costruita su se stessa per ben otto volte è una megalopoli estremamente contraddittoria. Da una parte l’immensa povertà di un popolo che vive ben al di sotto del limite di sussitenza, per strada, senza case o in baracche luride e fatiscenti. Dall’altra una tecnologia avanzatissima, un’industria cinematografica che non ha rivali al mondo (nemmeno Hollywood) e una produzione agricola che rende l’India il secondo paese al mondo nell’esportazione di frutta. Accade quindi che puoi stare in uno dei migliori hotel della città, in pieno centro, e sul marciapiede c’è la vecchia lebbrosa che ti chiede l’elemosina, i bambini vestiti di pochi stracci e abbandonati a se stessi che ti circondano con la speranza di ricevere una caramella, un cioccolatino, un sapone o uno shampoo dell’albergo. Superato l’impatto iniziale, scopri che Dehli è anche una città molto bella, oltre che rumorosissima. Divisa nella città vecchia e nuova, si snoda sulle rive dello Yamuna, fiume sacro per gli induisti. Nella parte vecchia, spiccano due edifici: il Forte Rosso (Lal Qila) e la Moschea del Venerdi (Jama Masjid) posta proprio al centro del quartiere musulmano di Chandni Chowk. Il Forte Rosso (chiuso ogni anno a metà agosto in occasione della festa dell’Indipendenza) è una sorta di mini-villaggio fortificato che si estende su una superficie di 3 km quadrati con mura alte dai 20 ai 30 metri e una porta principale (il Lahori Gate) a 3 piani. Sempre sulle sponde dello Yamuna, più a sud, c’è il Raj Ghat, sacrario dove sono conservate le ceneri del Mahatma Ghandi. Su una semplice pietra quadrata nera arde una fiamma perenne in memoria dell’uomo più rappresentativo dell’India.
Nella zona nuova, da vedere subito il Gate of India, l’arco alto 42 metri e posto all’inizio del Rajpath, il viale imperiale lungo 2 km circondati da prati curatissimi, che porta al Palazzo Presidenziale (Rashtrapati Bhavan): 340 stanze che un tempo ospitavano il viceré britannico e oggi il Presidente della Repubblica Indiana. Edificio dal fascino antico e romantico è il Mausoleo di Humayun (imperatore della dinastia Moghul) fatto costruire nel 1556 dalla moglie dello stesso Humayun per ricordare l’amatissimo sposo. Realizzato in pietra arenaria rossa con decorazioni in marmo bianco, è una struttura imponente che si sviluppa intorno ad una sala ottagonale al centro della quale è posto il cenotafio dell’imperatore. Tra i numerosissimi templi della capitale, segnaliamo quello di Lakshmi (dea della ricchezza) e il tempio Baha’i, realizzato da Le Corbusier con la particolarissima forma di un fiore di loto. Per chi ama lo shopping imperdibile Connaught Place, una piazza costruita sul modello della città inglese di Bath con 8 strade radiali e 3 concentriche. Al centro un mega centro commerciale sotterraneo dove c’è di tutto. Infine, il complesso archeologico del Qutub Minar, un parco con le rovine delle 8 città di Dehli e la torre di Qutub costruita nel 1197.
BOX NEW DEHLI
Dove dormire:
Park Hotel, 15 Parliament Street, New Dehli 110 001 (www.theparkhotels.com)
Oberoi, Dr. Zakir Hussaind Marg
Dove mangiare:
Karim’s, Gulli Kababian nella Old Dehli, ristorante tradizionale con 5 sale e piatti della migliore cucina indiana.
Kandahar (cucina Moghul), Baan Thai, La Rochelle (cucina occidentale) tutti e 3 situati all’interno dell’Hotel Oberoi
Come si arriva: Voli Alitalia da Roma e da Milano

Dalla capitale al Rajastan
Lasciando Dehli passiamo al Rajastan, la terra dei Maraja. Sulla strada per Jaipur ci fermiamo a Samode, cittadina di vicoli strettissimi che vanta uno dei palazzi più belli dell’intero paese. Costruito nel 19° secolo, il Palazzo di Samode è oggi un magnifico albergo. Quando si arriva a Jaipur, il colpo d’occhio è fantastico: tutti i palazzi e i muri del centro sono rosa, secondo una tradizione che si rinnova ogni 5 anni: dipinta per la prima volta di rosa dal Maharaja Ram Singh nel 1863 in onore del futuro re d’Inghilterra Edoardo VII viene costantemente riverniciata. Tra centinaia di negozi che vendono qualsiasi cosa, soprattutto monili d’argento, donne bellissime nei loro sari coloratissimi, di cotone o di seta a seconda della casta di appartenenza, spicca il particolarissimo Palazzo dei Venti (Hawa Mahal). Un palazzo, costruito nel 1799, che in realtà è un’unica facciata piena di finestre da cui le donne di corte potevano guardare la strada senza essere viste.
Lo splendore del Taj Mahal
Tappa successiva è Agra, famosa per lo splendido Taj Mahal, edificio simbolo della dinastia Moghul fatto costruire dall’imperatore Shah Jahn per l’adorata moglie morta di parto al quattordicesimo figlio. Realizzato tutto in marmo bianco e arricchito da pietre preziose provenienti da tutta l’Asia, il Taj Mahal si specchia nelle acque del fiume Yamuna ed è immerso in uno splendido giardino che rappresenta (secondo la credenza musulmana) il paradiso. Affollatissimo in qualsiasi giorno dell’anno, è preferibile visitarlo al mattino presto per evitare le lunghe code. Ma l’effetto e i colori che si vedono al tramonto regalano uno spettacolo unico al mondo.
La città sacra
Con un volo inerno, arriviamo a Varanasi, la vecchia Benares, città bagnata dal Gange e considerata sacra dagli induisti, che qui ci vengono almeno una volta nella vita, preferibilmente a morire. Sì, perché la fede dice che chi muore qui vada direttamente in paradiso. Le strade sono caotiche, strapiene di gente, di auto, di risciò, di biciclette e di mucche. Due le cerimonie che si svolgono ogni giorno e che raccolgono milioni di pellegrini che arrivano da tutto il mondo: quella del tramonto, con i coloratissimi bramhini che danno vita ad un autentico spettacolo a cui si assiste dalle barche. Il colore degli abiti dei bramhini è arancione acceso, limpido e solare, in totale contrasto con il marrone, cupo e tetro del fiume sacro. Eppure è quel fiume a dare la purificazione da tutti i peccati e una reincarnazione migliore. I riti sono accompagnati da musica, canti, suoni di campanelli, battiti di mani ritmati e ripetuti dalla folla che assiste alla cerimonia. E poi tanti incensi, offerte votive, fiori e candele che vengono deposte nell’acqua, fedeli che si bagnano nel fiume. Ma è all’alba che si svolge la cerimonia più suggestiva, quella della purificazione: arrivano a migliaia, in silenzio, seminudi, o coperti di panni poverissimi, e si immergono nel Gange, pregando e bevendo quell’acqua che per chi non è induista è putrida e minacciosa, quasi. I ghat (le gradinate che degradano dalle strade al fiume) si popolano di tantissima gente, donne e uomini rigorosamente separati, tutti in preghiera. Quando torni indietro arrivi alle pire dove vengono cremati i defunti. Il silenzio è intenso, il rispetto enorme. Al di là delle pire si dipanano i vicoli strettissimi della città vecchia, stradine che si snodano in un labirinto che ti coinvolge e ti frastorna. Tra questi vicoli pieni di botteghe e di artigiani, di tempietti e offerte a Ganesh (dio della fortuna) all’improvviso spunta il Tempio d’Oro: un colpo d’occhio incredibile.
La metropoli del futuro
Il nostro giro si conclude a Mumbai, ovvero Bombay. La città più “normale”. tra quelle viste. Sembra la New York di vent’anni fa e si capisce subito che nel giro di pochi anni Mumbai e l’India intera saranno il centro del mondo. Da vedere assolutamente l’Indian Gate, un arco maestoso costruito in onore del re inglese Giorgio V che costituiva la porta d’ingresso nel continente indiano. Alle spalle di questo splendido arco, il miglior hotel della città: il Taj Mahal. Austero ed elegantissimo, è un albergo dal fascino antico. Il bar a bordo piscina è prerogativa dei soli ospiti dell’hotel ed è un’oasi di pace e di raffinatezza nella confusione al di là del muro. Ma anche Mumbai ha le sue contraddizioni: cumuli di spazzatura, mendicanti sporchi e laceri, fogne a cielo aperto, topi grandi come cani. E di contro il futuro, la tecnologia, Bollywood, l’industria cinematografica più produttiva e ricca del mondo, e la consapevolezza di essere destinati a diventare la prima potenza mondiale.
Ma anche questo è il fascino dell’India.

Dove dormire

A Jaipur
Rambagh Palace (ex residenza del Maraja della città), Bhawani Singh Road, tel. 91141 381 919
Raj Palace, Chomu Havell Joravar Singh Gate Amber Road

Ad Agra
Taj View Hotel, Taj Ganj
Amarvilas, Taj East Gate Road,

A Varanasi
Taj Ganges, Nadesar Palace Grounds
Radisson Hotel Varanasi, The Mall, Cantonment

A Mumbai
Taj Mahal, Apollo Bunder, Colaba, Tel. 022202 3366
InterContinental Marina Drive, 135 Marina Drive, Mumbai

Dove mangiare
In genere gli hotel segnalati offrono anche i migliori ristoranti della città e la possibilità di scegliere tra vari tipi di cucina (oltre a quella locale).
Segnaliamo anche:

A Mumbai
Trishna, Kala Ghoda (dietro la Rhythm House) tel. 022 2672176 (ottimo pesce e frutti di mare)
Rajdhani, Sheikh Memon (di fronte al mercato Mangaldas)

A Jaipur:
Gulab Mahal, Taj Jai Mahal Palace, Jacob Rd., Civil Lines, tel. 141 222-3636
The Copper Chimney, Mirza Ismail Road, Panch Batti, tel. 141 237-2275

Ad Agra
Chiman Lal Puri Wallah, Chimman Chauraha, tel 0562 236-7430
Esphahan, Amarvilas, Taj East Gate End, tel. 0562 223-1515