E
poi improvvisamente, quando neanche te lo aspettavi più, ti ricordi che Woody
Allen è un grande attore e scorpri che il nuovo film di John Turturro “Fading
gigolo” (Gigolò per caso) è un gioiello: divertente, ironico, allegro. E ti
ricordi pure, qualora lo avessi mai dimenticato, che Sharon Stone – a 56 anni –
è uno schianto assoluto e che sa recitare. Una storia ambientata a Brooklyn, di
ordinaria disperazione, ma non quella disgraziata che sfocia nella violenza ma
quella quoidiana che investe – o può investire – ognuno di noi: una libreria storica
chiude, il proprietario (Woody Allen) e il suo commesso (John Turturro) si
ritrovano senza lavoro e cercano di
arrabattarsi come meglio possono, ovvero facendo ricorso al mestiere più antico
del mondo. Solo che a mettersi in vendita sarà il restio Turturro con Allen a
fare da manager. Il Sullo sfondo da una parte le ricche signore annoiate di Manhattan,
dall’altra l’ottusa comunità ebraica di Brooklyn ripresa con grandissima ironia
nella sua obsoleta rigidità. Il finale è tutt’altro che scontato, merito di un
grande regista che sa essere anche un ottimo attore.
28/03/14
08/01/14
Il mio non credo
Non credo che il male sia sempre da una
sola parte
Non credo che il bene sia sempre da una
sola parte
Non credo che il male e il bene stiano
sempre dalla stessa parte
Non credo che la colpa sia sempre di
qualcun altro
Non credo che la colpa sia sempre di
uno solo
Non credo che la responsabilità sia un
concetto astratto
Non credo a chi urla
Non credo a chi insulta
Non credo a chi non risponde
Non credo alla violenza
Non credo alle minacce
Non credo ai proclami
Non credo ai censori
Non credo agli esaltati
Non credo agli spacconi
Non credo che bastino i soldi per fare
un signore
Non credo che basti una laurea per fare
un colto
Non credo che basti solo la teoria
Non credo che i politici siano tutti
uguali
Non credo il buon giorno si veda dal
mattino
Non credo che una rondine faccia
primavera
Non credo a Babbo Natale
Non credo alla Befana
Non credo che Capodanno sia un giorno
speciale
Non credo che l'amore sia eterno
Non credo che chi si somiglia si piglia
Non credo che in amore e in guerra sia
tutto lecito, perché l'amore non è una guerra
Non credo che il blues sia la musica
del diavolo
Non credo che il rock sia dannato
Non credo che il pop sia banale
Non credo alle favole
Non credo alle chiacchiere
Non credo alle apparenze
Non credo che il meglio debba ancora
venire
Non credo che il destino sia sempre in
agguato
Non credo che sia tutto finito.
20/12/13
IL ROCK DELLE EMOZIONI
Allora, io adesso l'ho ascoltato, l'ho “sentito”, l'ho
riascoltato, e l'ho “risentito”, e quindi posso dirlo: il nuovo
disco di Ligabue, Mondovisione, è un bel disco. Senza dubbio. A
parte qualche brano (“Con la scusa del rock'n'roll”, “Il muro
del suono”, “Tu sei lei”) che sembra un po' troppo simile a
qualcuno del passato (ma che comunque si fanno apprezzare soprattutto
per i testi), gli altri sono decisamente di livello. L'intensità de
“La terra trema” e di “Ciò che rimane di noi” non si sentiva
da anni, così come la struttura perfetta di “Per sempre” - che
potrebbe essere un ottimo singolo – o il crescendo musicale che
caratterizza sia “Siamo chi siamo” che “Il volume delle tue
bugie” ci riconsegnano un Artista con la A maiuscola, maturo e
consapevole del proprio spessore artistico. I testi sono belli,
profondi, a tratti struggenti, le chitarre suonano bene e sono tutte
perfettamente inserite sulla ritmica, le tastiere - quando ci sono
(in “Siamo chi siamo” per esempio) – entrano perfettamente in
questo tessuto musicale e gli danno quel tocco in più che in altri
casi era mancato. Ma è soprattutto l'emotività, l'anima, che emerge
da queste nuove canzoni che colpisce al cuore e che rende questo
album, finalmente, bello comunque lo si giri. È in perfetto stile
Ligabue, si sente il suo marchio di fabbrica, il sound è tornato su
binari meno pop e più rock (merito anche della produzione di Luciano
Luisi) ma tutto l'insieme è migliorato con l'esperienza e con gli
anni. Esattamente come la voce di Luciano che è ulteriormente
migliorata raggiungendo praticamente la perfezione o qualcosa che ci
va molto vicino, basta sentire “Sono sempre i sogni a dare forma al
mondo” per capire di cosa sto parlando.
Non sarà innovativo, obietterà qualcuno, ma Ligabue non deve
esserlo più a 53 anni, deve fare il rocker ovvero trasmettere
emozioni con grande energia. E con Mondovisione è tornato a farlo
prepotentemente. Bravo!
11/12/13
La dignità del lavoro (quella che giuseppegrillo non ha
Attaccare con gli insulti
e con le grida forsennate già di per sé è deprecabile e
sintomatico, farlo nei confronti di una donna che lavora (e lo con
grande competenza e professionalità) è disgustoso e di conseguenza
inaccettabile. Esporla ad un gogna mediatica e telematica è
addirittura odioso. È sempre facile parlare da dietro una tastiera o
uno schermo, è sempre facile sputare sentenze e parolacce standosene
seduti comodamente, è sempre facile arringare folle di essasperati
che non vedono l'ora di sfogare la propria frustrazione, è sempre
facile dire che si mangia il pane a tradimento o che si campa sui
finanziamenti dello Stato (quindi pagati da tutti i contribuenti), è
sempre facile urlare se ne deve andare a casa, cacciamola via, deve
cercarsi “un” lavoro. È molto, molto facile, soprattutto se hai
le spalle molto, molto coperte. Se sei molto, molto ricco, se sei
protetto, molto protetto. Giuseppegrillo, l'ultimo dei capipopolo che
questo misero paese ci ha riservato, non sopporta proprio che quello
del giornalista sia un lavoro: dignitoso bellissimo, importantissimo
e faticosissimo. Figuriamoci poi se a svolgerlo è una donna! Come
minimo, per bene che le vada, è stata raccomandata da qualcuno in
cambio di favori sessuali. Quindi merita di essere lapidata
(metaforicamente, spero) nella pubblica piazza (quella della rete che
tanto ama giuseppegrillo) per almeno tre motivi: primo perché non
lavora, secondo perché si fa mantenere da lui (sempre
giuseppegrillo) e dai suoi adepti, terzo perché è una prostituta.
Qualsiasi lavoro, lo
ripeto e lo sottolineo, qualsiasi (anche quello delle
prostituta) ha una sua dignità, parola il cui significato
evidentemente sfugge a giuseppegrillo che non ha certo il problema di
cercarsi e trovarsi un lavoro. Non sa – evidentemente – cosa
significhi sentirsi precario nel presente e dubbioso per il futuro,
non sa quanto fatichiamo noi comuni mortali, ogni giorno, per portare
a casa lo stipendio e mantenere integra la nostra dignità. Quella di
donne che lavorano, soprattutto. Non lo sa. Non gli interessa. Non è
un suo problema. Così come non conosce il significato della parola
rispetto. Ma anche questo non gli interessa, non è un suo problema.
A proposito, ma
giuseppegrillo che mestiere fa?
11/11/13
30 ANNI DOPO L.A. E' SEMPRE... MENO DI ZERO
THE CANYONS
di Paul Schrader
Scitto da Bret Easton Ellis
con Lindsay Lohan, James Deen, Nolan
Funk, Amanda Brooks, Tenille Houston
Produzione: USA 2013
Esce il 14 novembre
La noia
esistenziale, il lusso sfrenato, la disperazione della povertà, la
cocaina come stimolo, il sesso vissuto senza regole (ammesso che ne
abbia) e senza sentimento, la violenza maniacale, l'ennesima versione
del sogno americano che va in frantumi. Bret Easton Ellis, scrittore
prodigio dei favolosi e scintillanti anni 80, resta fedele ai suoi
cliché, quelli che gli hanno garantito il successo planetario, e li
mescola in maniera molto abile nel nuovo film diretto da Paul
Schrader.
Al centro di The
Canyons c'è un ricchissimo rampollo di famiglia (Christian,
interpretato da James Deen) che “gioca” a fare il
produttore cinematografico. Accanto a lui la bellissima e misteriosa
Tara (un'ottima Lindsay Lohan), attrice dal passato oscuro che
verrà lentamente svelato nel corso della vicenda. Christian sta per
produrre un film di scarsissima qualità solo per poter continuare a
prendere i soldi del padre ed accontentare al tempo stesso la sua
assistente, Gina (Amanda Brooks), scegliendo il suo fidanzato
Ryan (Nolan Funk) come protagonista. A completare il quadro,
c'è Cynthia (Tenille Houston), ufficialmente insegnante di
yoga, in pratica ex aspirante attrice ed ex ragazza di Christian il
quale continua – nonostante la relazione sui generis con
Tara - a godere anche dei suoi favori sessuali.
Ognuno di loro –
ad eccezione di Gina, l'unica anima pura del film – ha qualcosa da
nascondere. Ognuno di loro vive ossessionato dalle proprie paranoie:
che sia il sesso, la gloria, il terrore di tornare a vivere in un
tugurio, il denaro, tutti sembrano disposti a fare qualsiasi cosa pur
di raggiungere il proprio obiettivo. Passando sopra a tutto e a
tutti.
A fare le spese di
questa corsa sfrenata a velocità folle verso il soddisfacimento
delle proprie ambizioni (anche le più turpi) saranno le uniche due
persone che ancora credono nei sentimenti, le uniche che vivono
secondo i propri mezzi fidandosi dell'amore e della sincerità. Ma in
una società spietata priva di qualsiasi sentimento, amore e
sincerità sono parole svuotate di senso e di significato. Non
servono nemmeno a riempire la bocca dei protagonisti, tanto sono
fuori luogo. Il film si tinge di noir e accelera verso
l'epilogo che sarà quantomai tragico con tutti i protagonisti
appiattiti su un livello di aberrazione e vacuità morale
emblematico. Di contro, chi crede nell'amore e nella possibilità di
una vita “normale” è destinato a soccombere.
Un film cinico e
duro dove non c'è posto per il pentimento né per l'amore, una
storia dove il sogno americano è ridotto ad una disgustosa poltiglia
che si incolla alle vite dei vari personaggi e li plasma come
mostruose marionette disposte a tutto pur di raggiungere quello
stesso sogno che hanno fatto a pezzi. Meglio fingere che essere
felici, meglio il denaro della passione, meglio l'artificio della
realtà. E Los Angeles, anch'essa protagonista del film con i suoi
canyons affascinanti e ambigui, non poteva che essere lo scenario
ideale per una storia come questa: accogliente e solare
all'apparenza, cinica e spietata nella realtà.
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