28/03/14

FADING GIGOLO: QUANDO BROOKLYN E' PROTAGONISTA


E poi improvvisamente, quando neanche te lo aspettavi più, ti ricordi che Woody Allen è un grande attore e scorpri che il nuovo film di John Turturro “Fading gigolo” (Gigolò per caso) è un gioiello: divertente, ironico, allegro. E ti ricordi pure, qualora lo avessi mai dimenticato, che Sharon Stone – a 56 anni – è uno schianto assoluto e che sa recitare. Una storia ambientata a Brooklyn, di ordinaria disperazione, ma non quella disgraziata che sfocia nella violenza ma quella quoidiana che investe – o può investire – ognuno di noi: una libreria storica chiude, il proprietario (Woody Allen) e il suo commesso (John Turturro) si ritrovano senza lavoro  e cercano di arrabattarsi come meglio possono, ovvero facendo ricorso al mestiere più antico del mondo. Solo che a mettersi in vendita sarà il restio Turturro con Allen a fare da manager. Il Sullo sfondo da una parte le ricche signore annoiate di Manhattan, dall’altra l’ottusa comunità ebraica di Brooklyn ripresa con grandissima ironia nella sua obsoleta rigidità. Il finale è tutt’altro che scontato, merito di un grande regista che sa essere anche un ottimo attore.

08/01/14

Il mio non credo


Non credo che il male sia sempre da una sola parte
Non credo che il bene sia sempre da una sola parte
Non credo che il male e il bene stiano sempre dalla stessa parte

Non credo che la colpa sia sempre di qualcun altro
Non credo che la colpa sia sempre di uno solo
Non credo che la responsabilità sia un concetto astratto

Non credo a chi urla
Non credo a chi insulta
Non credo a chi non risponde

Non credo alla violenza
Non credo alle minacce
Non credo ai proclami

Non credo ai censori
Non credo agli esaltati
Non credo agli spacconi

Non credo che bastino i soldi per fare un signore
Non credo che basti una laurea per fare un colto
Non credo che basti solo la teoria

Non credo che i politici siano tutti uguali
Non credo il buon giorno si veda dal mattino
Non credo che una rondine faccia primavera

Non credo a Babbo Natale
Non credo alla Befana
Non credo che Capodanno sia un giorno speciale

Non credo che l'amore sia eterno
Non credo che chi si somiglia si piglia
Non credo che in amore e in guerra sia tutto lecito, perché l'amore non è una guerra

Non credo che il blues sia la musica del diavolo
Non credo che il rock sia dannato
Non credo che il pop sia banale

Non credo alle favole
Non credo alle chiacchiere
Non credo alle apparenze

Non credo che il meglio debba ancora venire
Non credo che il destino sia sempre in agguato
Non credo che sia tutto finito.

20/12/13

IL ROCK DELLE EMOZIONI


Allora, io adesso l'ho ascoltato, l'ho “sentito”, l'ho riascoltato, e l'ho “risentito”, e quindi posso dirlo: il nuovo disco di Ligabue, Mondovisione, è un bel disco. Senza dubbio. A parte qualche brano (“Con la scusa del rock'n'roll”, “Il muro del suono”, “Tu sei lei”) che sembra un po' troppo simile a qualcuno del passato (ma che comunque si fanno apprezzare soprattutto per i testi), gli altri sono decisamente di livello. L'intensità de “La terra trema” e di “Ciò che rimane di noi” non si sentiva da anni, così come la struttura perfetta di “Per sempre” - che potrebbe essere un ottimo singolo – o il crescendo musicale che caratterizza sia “Siamo chi siamo” che “Il volume delle tue bugie” ci riconsegnano un Artista con la A maiuscola, maturo e consapevole del proprio spessore artistico. I testi sono belli, profondi, a tratti struggenti, le chitarre suonano bene e sono tutte perfettamente inserite sulla ritmica, le tastiere - quando ci sono (in “Siamo chi siamo” per esempio) – entrano perfettamente in questo tessuto musicale e gli danno quel tocco in più che in altri casi era mancato. Ma è soprattutto l'emotività, l'anima, che emerge da queste nuove canzoni che colpisce al cuore e che rende questo album, finalmente, bello comunque lo si giri. È in perfetto stile Ligabue, si sente il suo marchio di fabbrica, il sound è tornato su binari meno pop e più rock (merito anche della produzione di Luciano Luisi) ma tutto l'insieme è migliorato con l'esperienza e con gli anni. Esattamente come la voce di Luciano che è ulteriormente migliorata raggiungendo praticamente la perfezione o qualcosa che ci va molto vicino, basta sentire “Sono sempre i sogni a dare forma al mondo” per capire di cosa sto parlando.
Non sarà innovativo, obietterà qualcuno, ma Ligabue non deve esserlo più a 53 anni, deve fare il rocker ovvero trasmettere emozioni con grande energia. E con Mondovisione è tornato a farlo prepotentemente. Bravo!

11/12/13

La dignità del lavoro (quella che giuseppegrillo non ha


Attaccare con gli insulti e con le grida forsennate già di per sé è deprecabile e sintomatico, farlo nei confronti di una donna che lavora (e lo con grande competenza e professionalità) è disgustoso e di conseguenza inaccettabile. Esporla ad un gogna mediatica e telematica è addirittura odioso. È sempre facile parlare da dietro una tastiera o uno schermo, è sempre facile sputare sentenze e parolacce standosene seduti comodamente, è sempre facile arringare folle di essasperati che non vedono l'ora di sfogare la propria frustrazione, è sempre facile dire che si mangia il pane a tradimento o che si campa sui finanziamenti dello Stato (quindi pagati da tutti i contribuenti), è sempre facile urlare se ne deve andare a casa, cacciamola via, deve cercarsi “un” lavoro. È molto, molto facile, soprattutto se hai le spalle molto, molto coperte. Se sei molto, molto ricco, se sei protetto, molto protetto. Giuseppegrillo, l'ultimo dei capipopolo che questo misero paese ci ha riservato, non sopporta proprio che quello del giornalista sia un lavoro: dignitoso bellissimo, importantissimo e faticosissimo. Figuriamoci poi se a svolgerlo è una donna! Come minimo, per bene che le vada, è stata raccomandata da qualcuno in cambio di favori sessuali. Quindi merita di essere lapidata (metaforicamente, spero) nella pubblica piazza (quella della rete che tanto ama giuseppegrillo) per almeno tre motivi: primo perché non lavora, secondo perché si fa mantenere da lui (sempre giuseppegrillo) e dai suoi adepti, terzo perché è una prostituta.
Qualsiasi lavoro, lo ripeto e lo sottolineo, qualsiasi (anche quello delle prostituta) ha una sua dignità, parola il cui significato evidentemente sfugge a giuseppegrillo che non ha certo il problema di cercarsi e trovarsi un lavoro. Non sa – evidentemente – cosa significhi sentirsi precario nel presente e dubbioso per il futuro, non sa quanto fatichiamo noi comuni mortali, ogni giorno, per portare a casa lo stipendio e mantenere integra la nostra dignità. Quella di donne che lavorano, soprattutto. Non lo sa. Non gli interessa. Non è un suo problema. Così come non conosce il significato della parola rispetto. Ma anche questo non gli interessa, non è un suo problema.
A proposito, ma giuseppegrillo che mestiere fa?

11/11/13

30 ANNI DOPO L.A. E' SEMPRE... MENO DI ZERO


THE CANYONS
di Paul Schrader
Scitto da Bret Easton Ellis
con Lindsay Lohan, James Deen, Nolan Funk, Amanda Brooks, Tenille Houston
Produzione: USA 2013
Esce il 14 novembre


La noia esistenziale, il lusso sfrenato, la disperazione della povertà, la cocaina come stimolo, il sesso vissuto senza regole (ammesso che ne abbia) e senza sentimento, la violenza maniacale, l'ennesima versione del sogno americano che va in frantumi. Bret Easton Ellis, scrittore prodigio dei favolosi e scintillanti anni 80, resta fedele ai suoi cliché, quelli che gli hanno garantito il successo planetario, e li mescola in maniera molto abile nel nuovo film diretto da Paul Schrader.
Al centro di The Canyons c'è un ricchissimo rampollo di famiglia (Christian, interpretato da James Deen) che “gioca” a fare il produttore cinematografico. Accanto a lui la bellissima e misteriosa Tara (un'ottima Lindsay Lohan), attrice dal passato oscuro che verrà lentamente svelato nel corso della vicenda. Christian sta per produrre un film di scarsissima qualità solo per poter continuare a prendere i soldi del padre ed accontentare al tempo stesso la sua assistente, Gina (Amanda Brooks), scegliendo il suo fidanzato Ryan (Nolan Funk) come protagonista. A completare il quadro, c'è Cynthia (Tenille Houston), ufficialmente insegnante di yoga, in pratica ex aspirante attrice ed ex ragazza di Christian il quale continua – nonostante la relazione sui generis con Tara - a godere anche dei suoi favori sessuali.
Ognuno di loro – ad eccezione di Gina, l'unica anima pura del film – ha qualcosa da nascondere. Ognuno di loro vive ossessionato dalle proprie paranoie: che sia il sesso, la gloria, il terrore di tornare a vivere in un tugurio, il denaro, tutti sembrano disposti a fare qualsiasi cosa pur di raggiungere il proprio obiettivo. Passando sopra a tutto e a tutti.
A fare le spese di questa corsa sfrenata a velocità folle verso il soddisfacimento delle proprie ambizioni (anche le più turpi) saranno le uniche due persone che ancora credono nei sentimenti, le uniche che vivono secondo i propri mezzi fidandosi dell'amore e della sincerità. Ma in una società spietata priva di qualsiasi sentimento, amore e sincerità sono parole svuotate di senso e di significato. Non servono nemmeno a riempire la bocca dei protagonisti, tanto sono fuori luogo. Il film si tinge di noir e accelera verso l'epilogo che sarà quantomai tragico con tutti i protagonisti appiattiti su un livello di aberrazione e vacuità morale emblematico. Di contro, chi crede nell'amore e nella possibilità di una vita “normale” è destinato a soccombere.
Un film cinico e duro dove non c'è posto per il pentimento né per l'amore, una storia dove il sogno americano è ridotto ad una disgustosa poltiglia che si incolla alle vite dei vari personaggi e li plasma come mostruose marionette disposte a tutto pur di raggiungere quello stesso sogno che hanno fatto a pezzi. Meglio fingere che essere felici, meglio il denaro della passione, meglio l'artificio della realtà. E Los Angeles, anch'essa protagonista del film con i suoi canyons affascinanti e ambigui, non poteva che essere lo scenario ideale per una storia come questa: accogliente e solare all'apparenza, cinica e spietata nella realtà.