20/03/15
Il Principe torna live
Parte questa sera - venerdì 20 marzo - da Roma (Palalottomatica) il VIVAVOCE TOUR di Francesco De Gregori: un evento, e un tour, assolutamente imperdibile! Il Principe, come lo chiamano da sempre e nell'ambiente musicale, si ripresenta al suo pubblico con i nuovi arrangiamenti delle sue canzoni, così come li abbiamo scoperti nell'omonimo album uscito qualche mese fa. E se già si vocifera che nella data bolognese salirà sul palco anche Ligabue (che ha contribuito con la sua splendida voce ad una indimenticabile versione di "Alice"), la cosa certa è che il 1° luglio, in occasione del Lucca Summer Festival, Francesco dividerà il palco con Bob Dylan: praticamente il sogno di una vita per l'artista romano che si esibirà prima del più grande poeta della musica rock.
23/02/15
LA VITA E' UN DESIDERIO
Le leggi del desiderio
di Silvio Muccino
con: Silvio Muccino, Nicole Grimaudo, Maurizio Mattioli,
Carla Signoris
Esce il 26 febbraio il nuovo film di Silvio Muccino (anche questo scritto in collaborazione con Carla
Vangelista), “Le Leggi del Desiderio”
commedia che racconta la nostra Italia in crisi. Crisi economica, di identità e
di valori. A tenere insieme le singole
vicende dei protagonisti sono i desideri, ognuno diverso da quello dell’altro.
C’è Matilde (Nicole Grimaudo),
giovane e imbranata assistente - e amante - di un uomo affascinante e sposato,
che sogna una famiglia; c’è Luciana (Carla
Signoris), timida e timorata segretaria di un vescovo che sogna di
diventare una grande scrittrice di romanzi hot; c’è Ernesto (Maurizio Mattioli), venditore
disoccupato di 60 anni che sogna di tornare a lavorare per sentirsi ancora
utile. E poi c’è Giovanni Santon (Silvio
Muccino) che è un personal coach, a metà strada tra un guru e un cialtrone, un
po’ hippie e un po’ uomo in carriera,
che vuole dimostrare di essere un personaggio autentico e non un pagliaccio.
Per questo organizza con il suo editore (quello stesso Paolo di cui è
innamorata Matilde) una sorta di talent show televisivo dove proverà come tutti
(soprattutto Matilde, Luciana ed Ernesto che sono i tre selezionati) con i
giusti stimoli e un adeguato training, possano raggiungere i propri desideri.
Ma attenzione a formularli bene, perché poi non si torna indietro. E la tua
vita – inevitabilmente – cambierà per sempre. E così accadrà per tutti i
personaggi del film, compreso Giovanni
che vedrà andare in frantumi molte delle sue convinzioni.
Non sarà un film prodotto a Hollywood, ma è piacevole ben
fatto e ben recitato.
20/02/15
Un disservizio imbarazzante (e molto costoso!)
Oggi ha potuto constatare di persona l'inutilità - o meglio la totale inadeguatezza - del servizio (se così si può definire) offerto da Enjoy. Questa mattina ho ritirato - in fretta perché avevo un appuntamento di lavoro alle 8.15 - una Fiat 500 in Viale Carso e solo dopo essere partita - ribadisco, andavo di fretta e questa evidentemente è la mia colpa più grande - mi sono resa conto che la macchina era a corto di carburante. Arrivata a destinazione (via Raffaello Sardiello, una stradina a ridosso di via Aurelia) scopro che non posso terminare il noleggio perché fuori della zona consentita. Perfetto, ci sta, metto l'auto "in sosta" e vado all'appuntamento. Quando la riprendo chiamo un operatore per chiedere come fare rifornimento, mi risponde che non è previsto alcun rimborso né tantomeno è possibile rifornirsi in un distributore Eni e addebitare a Enjoy il costo del carburante (come invece consente l'analogo servizio Smart Car2Go). L'unica cosa che posso fare è trovare un'altra auto ed effettuare il cambio dopo aver verificato che sia fornita di benzina. E già questo mi sembra poco corretto. Vado comunque in ufficio (via dei Maffei, una traversa privata dell'Aurelia, all'altezza del famoso Hotel Ergife) e provo a parcheggiare per 4 volte ma ogni volta il noleggio non può essere terminato perché è fuori zona (dentro Roma, comunque, nel quartiere Aurelio-Boccea, CAP 00165). Richiamo l'operatore che mi dice che sono fuori zona. Ribatto che è pieno di vetture Smart Car2Go e che sono dentro Roma, mi risponde "Non ha capito: lei è fuori zona, controlli la mappa". Benissimo, al di là della maleducazione dell'operatrice che ti dice sostanzialmente che sei un imbecille, o quantomeno sorda, sto guidando e non posso consultare alcuna mappa. Proseguo fino a che non riesco a trovare un parcheggio in Circonvallazione Aurelia (quasi a piazza Carpegna): evviva è in zona!!! Posso terminare il noleggio (per un totale di € 23,50) e andare a piedi in ufficio!!!
Inutile dire che quella di oggi
a) è stata l'ultima volta che usufruirò del (dis)servizio Enjoy;
b) che mi sarebbe di gran lunga convenuto prendere non 1 ma 2 taxi (avrei comunque speso di meno e risparmiato anche tempo e stress);
c) che pubblicizzerò quanto più mi sarà possibile il disservizio Enjoy dissuadendo - per quanto nel mio piccolissimo - chiunque.
Perché non ho preso una Smart Car2Go questa mattina? Semplicemente perché purtroppo la Enjoy era più vicina!
11/01/15
L'OSSESSIONE DELLA MATERNITA'
Hungry hearts
Regia di Saverio Costanzo
Con Alba Rohrwacher, Adam
Driver, Roberta Maxwell
Ovvero quando diventare
madre diventa un incubo senza fine. È la storia di Mina, italiana
che vive a New York con un incarico che è tutta la sua vita, fino a
quando non incontra casualmente (nel bagno di un ristorante cinese
dove rimane chiusa con lui) Jude, se ne innamora e lo sposa. Nasce
il bimbo, ma quella stessa creatura, anziché portare serenità e
gioia, anziché essere quell'elemento aggregante che fortifica
ulteriormente una coppia e la rende più solida quasi fosse il
completamento naturale della coppia stessa, diventa con il passare
dei giorni ciò che divide e distrugge lentamente la storia, l'amore
e la vita di Jude e Mina.
In una New York “normale”
e anonima, lontana e fuori dai circuiti turistici e dalle immagini
patinate a cui siamo abituati (ottima, in questo senso, la scelta di
Saverio Costanzo – che NY evidentemente la conosce bene – di
ambientare la storia in un appartamento su Amsterdam Avenue e non nei
più affascinanti e conosciuti Greenwich Village West Side, Soho,
Tribeca per citare location più “cinematografiche”), va in scena
il disgregamento dell'amore di Mina e Jude e l'evoluzione della
follia della giovane donna (un'eccellente Alba Rohrwacher) ad opera
di un bambino altrettanto anonimo, di cui non sappiamo neanche il
nome, perché non viene mai nominato né chiamato dai suoi genitori.
Il piccolo diventa così una sorta di totem attorno al quale si
consumano le vite dei due protagonisti.
Mina è ossessionata dal
cibo, dall'inquinamento, dalle malattie, dai medici,
dalll'alimentazione, dai rumori, dal mondo e dalla vita stessa. Non
riesce a distaccarsi dal suo bambino e dalle sue paranoie, non ci
riesce perché non le percepisce come tali e si lascia risucchiare
senza mai opporre un minimo di resistenza in un vortice di follia e
instabilità che inevitabilmente la travolgeranno. Il suo bambino non
cresce, è denutrito, non esce mai di casa, non può vedere la luce
del sole, non può respirare l'aria esterna perché tutto è
pericoloso e dannoso per lui. È la vita stessa ad essere un
pericolo e un danno per il piccolo. Jude prova a ribellarsi, arriva
al paradosso di portare di nascosto suo figlio dal medico e a quello
ancor più allucinante di nutrirlo in una chiesa.
Ma è evidente che questi
sotterfugi per sfuggire alla follia della moglie e salvare in qualche
modo il bambino (e se stesso) avranno vita breve e così – in un
crescendo ossessionante di fobie e paranoie – la vicenda diventerà
sempre più inquietante, angosciosa, tragica: Mina perde la lucidità,
e l'affidamento di suo figlio, Jude perde l'amore e la fiducia di sua
moglie, la mamma di Jude (Mina è sola, ha perso la sua quando aveva
2 anni e suo padre è lontano, in Italia) perde completamente la
testa. Fino a che l'incubo ricorrente di Mina non si materializzerà
ponendo fine allo strazio.
“Hungry hearts” è un
pugno nello stomaco che fa vacillare tutte le certezze sulle gioie
della maternità, una botta sui denti diretta che amplifica e
ingigantisce a dismisura le ansie da depressione post-partum, è un
film angoscioso e angosciante girato con immagini brevi e nette
(alcune deformate per esaltare
la mostruosità di un'ossessione che non ha confini né limiti),
come fossero i frammenti di un quadro familiare che va in frantumi
pezzo dopo pezzo, lentamente e inesorabilmente. È il disgregamento
ineluttabile della storia d'amore tradizionale, dell'immagine
idilliaca che si ha (e che ci hanno voluto sempre dare) del
matrimonio. È un film che ti prende alla gola, ti inchioda alla
sedia e ti toglie il respiro scena dopo scena. È un film che non ti
lascia indifferente e ti fa uscire dal cinema con nuovi dubbi e una
diversa consapevolezza sulla maternità. Un film che farà
discutere, quindi, sostanzialmente, bello.
11/12/14
UN GALANTUOMO DI ALTRI TEMPI
Ci ho pensato un po’, ci ho dovuto pensare un po’, per scrivere qualche riga, qualche parola che potesse esprimere il mio pensiero, il mio ricordo, la mia stima e la mia gratitudine per Pierluigi Tabasso. Un compito difficilissimo se non addirittura impossibile, perché nessuna parola potrà rendere il giusto omaggio ad un uomo così speciale, ad un gentiluomo che se hai avuto la fortuna di incontrare una volta nella tua vita, non lo dimentichi più.
Quando
l’ho incontrato io, nel 1991, ero una giornalista sconosciuta con la passione
per la musica, per il rock, per l’America e per Bruce Springsteen, sul quale
avevo perfino scritto la mia tesi di laurea. Non avevo mai fatto radio in vita
mia. Queste erano le mie credenziali, le uniche carte che potessi giocarmi con
il Signor Tabasso. Non avevo santi protettori in Rai, non conoscevo nessuno che
potesse agevolare il mio ingresso nell’azienda radio-televisiva più importante d’Italia.
Figuriamoci se potevo mai pensare di poter condurre la mia trasmissione
radiofonica preferita dell’epoca, “RaiStereoNotte”. Attraverso quel programma
avevo conosciuto tanta musica, tante canzoni, tante voci, tanta roba. Avevo
imparato ad apprezzare generi musicali talmente distanti dalla mia formazione
che mai avrei creduto avessero potuto conquistarmi. Sarà stato il fascino della
notte o la bravura dei conduttori che si alternavano a quel microfono. In
realtà una persona che apparteneva a quel mondo la conoscevo: Maurizio Iorio,
springsteeniano anche lui e tra i conduttori di RaiStereoNotte. Fu lui a
suggerirmi di inviare una lettera a Tabasso che si rammaricava sempre del fatto
che non ci fossero voci femminili in quel programma. Io dissi a Maurizio “Ma se
non ho mai fatto radio, nemmeno quella di quartiere, se non conosco nessuno in
Rai, ma come possono prendere me?”. Lui mi rispose “Tu scrivigli perché Tabasso
detesta i raccomandati e anzi quando gli segnalano qualcuno è proprio il
momento che non lo prende”. Io scrissi una lettera che tenni per un anno intero
nella mia agenda, fino a che Maurizio non tornò a Roma per una nuova sestina di
Stereonotte. E solo a quel punto, dopo un nuovo invito a spedirla quella
benedetta lettera, presi una delle decisioni più belle e importanti della mia
vita. Dopo una settimana esatta, un signore mi telefonò a casa e mi disse “Sono
Pierluigi Tabasso ho letto la sua lettera e vorrei incontrarla”. Quando entrai
nel suo ufficio mi tremavano le gambe ma lui con il suo garbo, la sua
gentilezza e la sua infinita educazione mi mise subito a mio agio chiedendomi
di darci del tu. Mi fece parlare un po’, rassicurandomi sul fatto che non
avessi mai fatto radio in vita mia. “Non ti preoccupare, non conta quello, per
quello ci sono i tecnici, è importante quello che hai da dire”. Aggiunse che mi avrebbe telefonato presto per
farmi iniziare a febbraio del 1992, e fu di parola. Non potevo crederci! Era come pubblicare un
romanzo con Rizzoli senza aver mai scritto una riga oltre al tema della
maturità, o salire sul palco con Springsteen come corista dopo aver cantato
solo alle scuole elementari al saggio di fine anno, o come debuttare in serie A
con la Juventus dopo aver giocato solo sulla spiaggia con gli amici. Furono quattro mesi indimenticabili per me
durante i quali incontrai colleghi meravigliosi, tecnici e registi fantastici,
ma soprattutto ebbi modo di conoscere un uomo straordinario come Pierluigi
Tabasso. Da lui imparai che la calma e la gentilezza sono le migliori doti per
gestire qualsiasi situazione. Che la competenza e la preparazione fanno la
professionalità. Che la presunzione non porta da nessuna parte. Che la
millanteria viene sempre scoperta, prima o poi.
Tabasso mi chiamò di nuovo nel 1994, per una nuova sestina da febbraio a
giugno, e nonostante il ’94 sia stato il peggior anno della mia vita, quei
quattro mesi rimangono tra i ricordi più belli e indelebili nella mia memoria.
Non potrò mai dimenticare le sveglie alle 2.15 per il turno dalle 3 alle 4.30,
le colazioni alla fine del turno 4.30-6.00, prima di rimettermi a dormire per
quell’ora e mezza che mi consentiva di andare in redazione con qualche energia
in più, le stranezze delle trasmissioni quando scattava l’ora legale. Così come
non potrò mai dimenticare gli studi di Via Po, quelli di Via Asiago, quelli di
via del Babuino (dove oggi c’è l’Hotel de Russie) e quelli di Saxa Rubra. Ma
soprattutto non potrò mai dimenticare la saggezza e la classe di Pierluigi
Tabasso, un galantuomo davvero di altri tempi, e la sua lungimiranza che gli
fece capire – decenni prima di tutti gli altri – che la notte ha un fascino
tutto suo e che se la riempi di musica di qualità e di chiacchiere a farti
compagnia salvi la vita a tante persone. Esattamente come fa il rock’n’roll.
Per
tutto questo (e molto altro ancora), grazie a Pierluigi Tabasso.
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