20/03/15

Il Principe torna live


Parte questa sera - venerdì 20 marzo -   da Roma (Palalottomatica) il VIVAVOCE TOUR di Francesco De Gregori: un evento, e un tour, assolutamente imperdibile!  Il Principe, come lo chiamano da sempre e nell'ambiente musicale, si ripresenta al suo pubblico con i nuovi arrangiamenti delle sue canzoni, così come li abbiamo scoperti nell'omonimo album uscito qualche mese fa. E se già si vocifera che nella data bolognese salirà sul palco anche Ligabue (che ha contribuito con la sua splendida voce ad una indimenticabile versione di "Alice"), la cosa certa è che il 1° luglio, in occasione del Lucca Summer Festival, Francesco dividerà il palco con Bob Dylan: praticamente il sogno di una vita per l'artista romano che si esibirà prima del più grande poeta della musica rock. 
Queste le altre date del tour: 23 marzo al Mediolanum Forum di MILANO (Opening Act Paolo Simoni), 25 al Nelson Mandela Forum di FIRENZE, 27 al Pala Forum di PORDENONE, 28 marzo all’Unipol Arena di BOLOGNA, 3 aprile al Pala Partenope di NAPOLI, 19 aprile al Nuovo Teatro Carisport di CESENA, 20 al Teatro Delle Muse di ANCONA, 23 Teatro Carlo Gesualdo di AVELLINO, 24 al Teatro Team di BARI, 25 al Teatro Duni di MATERA, 27 Teatro Politeama di PALERMO, 28 Teatro Metropolitan di CATANIA, 30 Pala Gallo di CATANZARO (Opening Act Ylenia Lucisano), il 2 maggio al Tavagnasco Rock Pala Tenda di TAVAGNASCO (Torino), il 6 al Teatro Ponchielli di CREMONA, l’8 al Teatro Goldoni di VENEZIA, il 9 al Gran Teatro Palabam di MANTOVA, il 12 al Teatro Comunale di FERRARA, il 13 al Pala Banco di BRESCIA, il 14 al Teatro Creberg di BERGAMO, il 16 al Teatro Regio di PARMA, il 19 al Teatro Romolo Valli di REGGIO EMILIA, il 20 al Teatro Colosseo di TORINO, il 23 al Teatro Ariston di SANREMO (Imperia), il 25 al Teatro Carlo Felice di GENOVA, il 26 al Teatro di Varese di VARESE, il 28 al Palasport di BASSANO DEL GRAPPA (Vicenza), il 29 al Palasport (via Resia) di BOLZANO, l’1 giugno al Campo Sportivo di CARLOFORTE (Carbonia-Iglesias), l’1 luglio al Lucca Summer Festival di LUCCA, il 10 luglio al Festival di Ravello – Belvedere di Villa Rufolo di RAVELLO (Salerno), il 15 luglio alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di ROMA e il 5 agosto al Teatro D’Annunzio di PESCARA.

23/02/15

LA VITA E' UN DESIDERIO

Le leggi del desiderio
di Silvio Muccino
con: Silvio Muccino, Nicole Grimaudo, Maurizio Mattioli, Carla Signoris

Esce il 26 febbraio il nuovo film di Silvio Muccino (anche questo scritto in collaborazione con Carla Vangelista), “Le Leggi del Desiderio” commedia che racconta la nostra Italia in crisi. Crisi economica, di identità e di valori.  A tenere insieme le singole vicende dei protagonisti sono i desideri, ognuno diverso da quello dell’altro. C’è Matilde (Nicole Grimaudo), giovane e imbranata assistente - e amante - di un uomo affascinante e sposato, che sogna una famiglia; c’è Luciana (Carla Signoris), timida e timorata segretaria di un vescovo che sogna di diventare una grande scrittrice di romanzi hot; c’è Ernesto (Maurizio Mattioli), venditore disoccupato di 60 anni che sogna di tornare a lavorare per sentirsi ancora utile. E poi c’è  Giovanni Santon (Silvio Muccino) che è un personal coach, a metà strada tra un guru e un cialtrone, un po’ hippie  e un po’ uomo in carriera, che vuole dimostrare di essere un personaggio autentico e non un pagliaccio. Per questo organizza con il suo editore (quello stesso Paolo di cui è innamorata Matilde) una sorta di talent show televisivo dove proverà come tutti (soprattutto Matilde, Luciana ed Ernesto che sono i tre selezionati) con i giusti stimoli e un adeguato training, possano raggiungere i propri desideri. Ma attenzione a formularli bene, perché poi non si torna indietro. E la tua vita – inevitabilmente – cambierà per sempre. E così accadrà per tutti i personaggi del film,  compreso Giovanni che vedrà andare in frantumi molte delle sue convinzioni.
Muccino jr. confeziona una commedia garbata e divertente, scegliendo ottimi attori, assolutamente perfetti nei loro rispettivi ruoli. Compresi Luca Ward (il cinico Paolo di cui è innamorata Matilde), Paola Tiziana Cruciani (Maria, la moglie disabile di Ernesto) e Carlo Valli (il padre malato e incontenibile di Giovanni).
Non sarà un film prodotto a Hollywood, ma è piacevole ben fatto e ben recitato.



20/02/15

Un disservizio imbarazzante (e molto costoso!)

Oggi ha potuto constatare di persona l'inutilità - o meglio la totale inadeguatezza - del servizio (se così si può definire) offerto da Enjoy. Questa mattina ho ritirato - in fretta perché avevo un appuntamento di lavoro alle 8.15 - una Fiat 500 in Viale Carso e solo dopo essere partita - ribadisco, andavo di fretta e questa evidentemente è la mia colpa più grande - mi sono resa conto che la macchina era a corto di carburante. Arrivata a destinazione (via Raffaello Sardiello, una stradina a ridosso di via Aurelia) scopro che non posso terminare il noleggio perché fuori della zona consentita. Perfetto, ci sta, metto l'auto "in sosta" e vado all'appuntamento. Quando la riprendo chiamo un operatore per chiedere come fare rifornimento, mi risponde che non è previsto alcun rimborso né tantomeno è possibile rifornirsi in un distributore Eni e addebitare a Enjoy il costo del carburante (come invece consente l'analogo servizio Smart Car2Go). L'unica cosa che posso fare è trovare un'altra auto ed effettuare il cambio dopo aver verificato che sia fornita di benzina. E già questo mi sembra poco corretto. Vado comunque in ufficio (via dei Maffei, una traversa privata dell'Aurelia, all'altezza del famoso Hotel Ergife) e provo a parcheggiare per 4 volte ma ogni volta il noleggio non può essere terminato perché è fuori zona (dentro Roma, comunque, nel quartiere Aurelio-Boccea, CAP 00165). Richiamo l'operatore che mi dice che sono fuori zona. Ribatto che è pieno di vetture Smart Car2Go e che sono dentro Roma, mi risponde "Non ha capito: lei è fuori zona, controlli la mappa". Benissimo, al di là della maleducazione dell'operatrice che ti dice sostanzialmente che sei un imbecille, o quantomeno sorda, sto guidando e non posso consultare alcuna mappa. Proseguo fino a che non riesco a trovare un parcheggio in Circonvallazione Aurelia (quasi a piazza Carpegna): evviva è in zona!!! Posso terminare il noleggio (per un totale di € 23,50) e andare a piedi in ufficio!!!
Inutile dire che quella di oggi 
a) è stata l'ultima volta che usufruirò del (dis)servizio Enjoy;
b) che mi sarebbe di gran lunga convenuto prendere non 1 ma 2 taxi (avrei comunque speso di meno e risparmiato anche tempo e stress);
c) che pubblicizzerò quanto più mi sarà possibile il disservizio Enjoy dissuadendo - per quanto nel mio piccolissimo - chiunque.
Perché non ho preso una Smart Car2Go questa mattina? Semplicemente perché purtroppo la Enjoy era più vicina!

11/01/15

L'OSSESSIONE DELLA MATERNITA'


Hungry hearts
Regia di Saverio Costanzo
Con Alba Rohrwacher, Adam Driver, Roberta Maxwell

Ovvero quando diventare madre diventa un incubo senza fine. È la storia di Mina, italiana che vive a New York con un incarico che è tutta la sua vita, fino a quando non incontra casualmente (nel bagno di un ristorante cinese dove rimane chiusa con lui) Jude, se ne innamora e lo sposa. Nasce il bimbo, ma quella stessa creatura, anziché portare serenità e gioia, anziché essere quell'elemento aggregante che fortifica ulteriormente una coppia e la rende più solida quasi fosse il completamento naturale della coppia stessa, diventa con il passare dei giorni ciò che divide e distrugge lentamente la storia, l'amore e la vita di Jude e Mina.
In una New York “normale” e anonima, lontana e fuori dai circuiti turistici e dalle immagini patinate a cui siamo abituati (ottima, in questo senso, la scelta di Saverio Costanzo – che NY evidentemente la conosce bene – di ambientare la storia in un appartamento su Amsterdam Avenue e non nei più affascinanti e conosciuti Greenwich Village West Side, Soho, Tribeca per citare location più “cinematografiche”), va in scena il disgregamento dell'amore di Mina e Jude e l'evoluzione della follia della giovane donna (un'eccellente Alba Rohrwacher) ad opera di un bambino altrettanto anonimo, di cui non sappiamo neanche il nome, perché non viene mai nominato né chiamato dai suoi genitori. Il piccolo diventa così una sorta di totem attorno al quale si consumano le vite dei due protagonisti.
Mina è ossessionata dal cibo, dall'inquinamento, dalle malattie, dai medici, dalll'alimentazione, dai rumori, dal mondo e dalla vita stessa. Non riesce a distaccarsi dal suo bambino e dalle sue paranoie, non ci riesce perché non le percepisce come tali e si lascia risucchiare senza mai opporre un minimo di resistenza in un vortice di follia e instabilità che inevitabilmente la travolgeranno. Il suo bambino non cresce, è denutrito, non esce mai di casa, non può vedere la luce del sole, non può respirare l'aria esterna perché tutto è pericoloso e dannoso per lui. È la vita stessa ad essere un pericolo e un danno per il piccolo. Jude prova a ribellarsi, arriva al paradosso di portare di nascosto suo figlio dal medico e a quello ancor più allucinante di nutrirlo in una chiesa.
Ma è evidente che questi sotterfugi per sfuggire alla follia della moglie e salvare in qualche modo il bambino (e se stesso) avranno vita breve e così – in un crescendo ossessionante di fobie e paranoie – la vicenda diventerà sempre più inquietante, angosciosa, tragica: Mina perde la lucidità, e l'affidamento di suo figlio, Jude perde l'amore e la fiducia di sua moglie, la mamma di Jude (Mina è sola, ha perso la sua quando aveva 2 anni e suo padre è lontano, in Italia) perde completamente la testa. Fino a che l'incubo ricorrente di Mina non si materializzerà ponendo fine allo strazio.
“Hungry hearts” è un pugno nello stomaco che fa vacillare tutte le certezze sulle gioie della maternità, una botta sui denti diretta che amplifica e ingigantisce a dismisura le ansie da depressione post-partum, è un film angoscioso e angosciante girato con immagini brevi e nette (alcune deformate per esaltare la mostruosità di un'ossessione che non ha confini né limiti), come fossero i frammenti di un quadro familiare che va in frantumi pezzo dopo pezzo, lentamente e inesorabilmente. È il disgregamento ineluttabile della storia d'amore tradizionale, dell'immagine idilliaca che si ha (e che ci hanno voluto sempre dare) del matrimonio. È un film che ti prende alla gola, ti inchioda alla sedia e ti toglie il respiro scena dopo scena. È un film che non ti lascia indifferente e ti fa uscire dal cinema con nuovi dubbi e una diversa consapevolezza sulla maternità. Un film che farà discutere, quindi, sostanzialmente, bello.

11/12/14

UN GALANTUOMO DI ALTRI TEMPI


Ci ho pensato un po’, ci ho dovuto pensare un po’, per scrivere qualche riga, qualche parola che potesse esprimere il mio pensiero, il mio ricordo, la mia stima e la mia gratitudine per Pierluigi Tabasso. Un compito difficilissimo se non addirittura impossibile, perché nessuna parola potrà rendere il giusto omaggio ad un uomo così speciale, ad un gentiluomo che se hai avuto la fortuna di incontrare una volta nella tua vita, non lo dimentichi più.
Quando l’ho incontrato io, nel 1991, ero una giornalista sconosciuta con la passione per la musica, per il rock, per l’America e per Bruce Springsteen, sul quale avevo perfino scritto la mia tesi di laurea. Non avevo mai fatto radio in vita mia. Queste erano le mie credenziali, le uniche carte che potessi giocarmi con il Signor Tabasso. Non avevo santi protettori in Rai, non conoscevo nessuno che potesse agevolare il mio ingresso nell’azienda radio-televisiva più importante d’Italia. Figuriamoci se potevo mai pensare di poter condurre la mia trasmissione radiofonica preferita dell’epoca, “RaiStereoNotte”. Attraverso quel programma avevo conosciuto tanta musica, tante canzoni, tante voci, tanta roba. Avevo imparato ad apprezzare generi musicali talmente distanti dalla mia formazione che mai avrei creduto avessero potuto conquistarmi. Sarà stato il fascino della notte o la bravura dei conduttori che si alternavano a quel microfono. In realtà una persona che apparteneva a quel mondo la conoscevo: Maurizio Iorio, springsteeniano anche lui e tra i conduttori di RaiStereoNotte. Fu lui a suggerirmi di inviare una lettera a Tabasso che si rammaricava sempre del fatto che non ci fossero voci femminili in quel programma. Io dissi a Maurizio “Ma se non ho mai fatto radio, nemmeno quella di quartiere, se non conosco nessuno in Rai, ma come possono prendere me?”. Lui mi rispose “Tu scrivigli perché Tabasso detesta i raccomandati e anzi quando gli segnalano qualcuno è proprio il momento che non lo prende”. Io scrissi una lettera che tenni per un anno intero nella mia agenda, fino a che Maurizio non tornò a Roma per una nuova sestina di Stereonotte. E solo a quel punto, dopo un nuovo invito a spedirla quella benedetta lettera, presi una delle decisioni più belle e importanti della mia vita. Dopo una settimana esatta, un signore mi telefonò a casa e mi disse “Sono Pierluigi Tabasso ho letto la sua lettera e vorrei incontrarla”. Quando entrai nel suo ufficio mi tremavano le gambe ma lui con il suo garbo, la sua gentilezza e la sua infinita educazione mi mise subito a mio agio chiedendomi di darci del tu. Mi fece parlare un po’, rassicurandomi sul fatto che non avessi mai fatto radio in vita mia. “Non ti preoccupare, non conta quello, per quello ci sono i tecnici, è importante quello che hai da dire”.  Aggiunse che mi avrebbe telefonato presto per farmi iniziare a febbraio del 1992, e fu di parola.  Non potevo crederci! Era come pubblicare un romanzo con Rizzoli senza aver mai scritto una riga oltre al tema della maturità, o salire sul palco con Springsteen come corista dopo aver cantato solo alle scuole elementari al saggio di fine anno, o come debuttare in serie A con la Juventus dopo aver giocato solo sulla spiaggia con gli amici.  Furono quattro mesi indimenticabili per me durante i quali incontrai colleghi meravigliosi, tecnici e registi fantastici, ma soprattutto ebbi modo di conoscere un uomo straordinario come Pierluigi Tabasso. Da lui imparai che la calma e la gentilezza sono le migliori doti per gestire qualsiasi situazione. Che la competenza e la preparazione fanno la professionalità. Che la presunzione non porta da nessuna parte. Che la millanteria viene sempre scoperta, prima o poi.  Tabasso mi chiamò di nuovo nel 1994, per una nuova sestina da febbraio a giugno, e nonostante il ’94 sia stato il peggior anno della mia vita, quei quattro mesi rimangono tra i ricordi più belli e indelebili nella mia memoria. Non potrò mai dimenticare le sveglie alle 2.15 per il turno dalle 3 alle 4.30, le colazioni alla fine del turno 4.30-6.00, prima di rimettermi a dormire per quell’ora e mezza che mi consentiva di andare in redazione con qualche energia in più, le stranezze delle trasmissioni quando scattava l’ora legale. Così come non potrò mai dimenticare gli studi di Via Po, quelli di Via Asiago, quelli di via del Babuino (dove oggi c’è l’Hotel de Russie) e quelli di Saxa Rubra. Ma soprattutto non potrò mai dimenticare la saggezza e la classe di Pierluigi Tabasso, un galantuomo davvero di altri tempi, e la sua lungimiranza che gli fece capire – decenni prima di tutti gli altri – che la notte ha un fascino tutto suo e che se la riempi di musica di qualità e di chiacchiere a farti compagnia salvi la vita a tante persone. Esattamente come fa il rock’n’roll.
Per tutto questo (e molto altro ancora), grazie a Pierluigi Tabasso.